Plastico B


Ciascuno dei sette plastici ferroviari esposti a MUSEOGIOCANDO riproduce, con materiale e tecniche costruttive dell'epoca, una situazione riferita ad un particolare periodo storico, dagli inizi del fermodellismo ai giorni nostri.
Il secondo in ordine cronologico, indicato con la lettera B (foto 1), è ambientato negli anni Trenta del Novecento, il decennio che terminerà tragicamente con lo scoppio della seconda guerra mondiale. In questo periodo si diffondono largamente i trenini a scartamento 0 (32 mm) sia con motori a molla sia elettrici, e con questi ultimi nascono i primi plastici ferroviari, per i quali fabbricanti come Bing, Marklin, Bub, Hornby, Bassett-Lowke, Lionel, Jep e molti altri ancora forniscono sistemi completi di binari, decine di tipi di locomotive, centinaia di vagoni ed un discreto assortimento di accessori quali stazioni, ponti, passaggi a livello, lampioni, eccetera.
Per corredare le sue ferrovie in miniatura, nel 1934, Frank Hornby lancia una serie di modellini di veicoli che avranno una enorme fortuna: i Dinky Toys. E proprio molti Dinky anteguerra (foto 2) popolano le strade di questo plastico alimentato a 20 V in corrente continua, che occupa una superficie di 5 metri per 1,40, costituito da un doppio anello di binari di latta a tre rotaie (Hornby e Marklin), con il conduttore centrale isolato grazie a rettangolini di cartone cerato, e scambi elettrici Lionel.
La maggior parte del materiale rotabile appartiene alla produzione anteguerra di Marklin, Hornby, Lionel (foto 3), Krauss-Fandor e Jep; tutti gli accessori, come i ponti (Marklin e Bing), la stazione (Bub), il posto di blocco (Hornby), la gru (Gely), i segnali e le passerelle (Bub e Bing), il passaggio a livello (Marklin, automatico!), sono rigorosamente d'epoca, come pure lo è la grande macchina stazionaria a vapore (Marklin) con bruciatore a spirito collocata sul piazzale a destra della stazione, a simulare un power plant di westinghousiana memoria.
La montagna l'abbiamo costruita con la cartapesta, impastando i cartoni per le uova; i marciapiedi sono di legno (la carta che imita i mattoni è stata riprodotta al computer); i personaggi sono di piombo e gli alberi di segatura colorata o lichene.
All'epoca non c'era molto altro a disposizione, e per fare il paesaggio bisognava arrangiarsi. Anche noi, come i nostri nonni, ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo dipinto a pennello (foto 4) le strade, la massicciata, i prati e l'acqua della darsena, mentre la chiatta col carbone è autocostruita in legno di balsa.
Ci è voluta un po' di pazienza per procurarsi le viti giuste per fissare i binari, quelle di ottone, con la testa bombata e l'incasso a taglio, che oramai sono quasi sparite. I trasformatori sono stati costruiti ad hoc, ma i comandi degli scambi e delle sezioni isolate sono ancora quelli originali, di bakelite.
Il plastico dispone di due circuiti di binario indipendenti, su ciascuno dei quali si possono muovere alternativamente due convogli, in modo da consentire a due persone alla volta di provare l'emozione di manovrare (con giudizio) dei trenini costruiti 70, 80 o 90 anni fa!
Come nel plastico A, lo sfondo è opera della pittrice Claudia Carnazzola, che si è ispirata ad avvisi pubblicitari dell'epoca.

Der Spielehüter