TUTTA COLPA DELL'ARCHITETTO


Svariati anni fa, nel 1997, all'inizio di un viaggio in macchina verso il Nord Europa, feci una sosta a Mendrisio - ridente località della Svizzera Italiana affacciata sul Lago di Lugano - dove c'era una volta un vecchio pastificio ormai in disarmo.
Un petroliere svizzero, Herr Baumgartner, lo aveva comprato e fatto ristrutturare per sistemarvi la sua collezione di trenini, in modo di occupare tre piani per complessivi 2.500 metri quadrati di esposizione.
All'inizio della visita, io, fermodellista praticante da sempre appassionato alla materia, ero euforico: additavo a mia moglie le centinaia di modelloni - di così grandi lei non ne aveva mai visti - e spiegavo che erano tutti fatti a mano e costavano svariate milioni di lire ciascheduno.
Quindi esaminammo i sei o sette plastici - fra cui uno pensile, nel senso che è proprio appeso a mezz'aria e ci girano sopra dei convogli LGB con dei vagoni grossi come dei forni a microonde - e in quel contesto venni messo a confronto con la mia pochezza.
Quando poi scendemmo al piano inferiore per ammirare l'impianto in scala 1 da 300 metri quadri in stato di avanzata costruzione e l'intera produzione Marklin allineata nelle vetrine circostanti, fui colto da profondo sconforto.
Mia moglie cercava di tirarmi su facendomi presente che non si può competere con un petroliere, e per di più svizzero, ma per il resto della giornata mi sentii molto frustrato, tanto da non riuscire ad apprezzare la pizza con il gorgonzola e le cipolle consumata in un ristorantino di Schwyz
All'epoca ero ben lontano dall'immaginare che un giorno avrei provato a fare concorrenza a quella illustre istituzione.
Allora ero già un fermodellista con una certa pratica: avevo appena completato il mio plastico di 35 metri quadri ad armamento Marklin K (foto 1) e possedevo una discreta collezione, sia di trenini sia di modelli di automobili, che acquistavo in giro per il mondo, dove mi portava il mio mestiere di giornalista. Collaboravo anche con l'egregio Erminio Mascherpa, scrivendo sciocchezzuole sulla rivista I Treni.
L'appetito vien mangiando, e per un altro decennio ho continuato ad accumulare balocchi vari, finché la scoperta di E-Bay mi ha aperto un mondo di offerte allettantissime, alle quali non ho saputo dire di no. La collezione ha preso a svilupparsi in misura esponenziale, finché ha cominciato a straripare dai due appartamenti che avevo. (foto 2)
Nel 2009, andato in pensione, e venuta meno la necessità di abitare in città. Ho pertanto deciso di procurarmi una nuova residenza in un luogo più sano ed ameno di Roma, in cui stabilirmi insieme ai miei trastulli. Essendo toscano, ho battuto la mia regione di origine alla ricerca di un luogo adatto in cui alloggiare i giocattoli. In Toscana i prezzi erano allucinanti, per cui sono passato in Umbria, e quindi nelle Marche, che non conoscevo bene, ma che mi sono subito piaciute un sacco. Ho passato in rassegna centinaia di offerte su internet, ho selezionato quelle più adatte alle mie esigenze ed ho visitato 52 immobili, finché, dalle parti di Jesi, a Piticchio di Arcevia, mi sono imbattuto in un complesso di oltre mille metri quadri: 300 di comoda abitazione e 700 di spazio per giocare, in vendita ad un prezzo più che conveniente. (foto 3)
L'ho subito acquistato, ma la decisione di farne (anche) un museo è venuta dopo: all'inizio mia moglie voleva farne una beauty farm con piscina coperta, tuttavia il caso ha voluto che l'architetto incaricato della prima perizia per valutare la statica dell'edificio fosse specializzato in musei. E' stato lui, Luca Schiavoni, a suggerire di fare un'esposizione aperta al pubblico. Io non ci avevo neppure pensato, lo giuro.

Der Spielehüter